Johann Vesling, insigne anatomista e botanico tedesco a Padova

di Rocco Orlando

Johann Vesling, riportato anche come Johannes Wesling, latinizzato come Joannes Veslingius e italianizzato come Giovanni Veslingio, è stato un anatomista e botanico tedesco che operò principalmente nella Repubblica di Venezia. Nacque a Minden, città della Vestfalia, nel 1598 e mori a Padova il 30 agosto 1649, a 51 anni. 

     Gli studi sulla letteratura patria, quindi quelli sulla latina e greca occuparono gradevolmente gli anni della prima giovinezza. Studiò botanica presso l’Università di Leida dal 1620 al 1622 e nel 1623 si trasferì presso l’Università di Groninga. Giunto a Padova nel 1625, si immatricolò nella natia germanica, la corporazione di studenti di lingua tedesca che allora frequentavano l’Università di Padova. Il 10 giugno del 1626 ottenne il dottorato in medicina e filosofia  e si impegnò totalmente nel campo delle ricerche sulla natura. Poi passò a Mantova per partecipare alle lezioni di anatomia tenute dal bolognese Fabrizio Bartoletti (1587-1630). Nel 1628 si spostò a Venezia dove aprì una pubblica scuola d’Anatomia, alla quale accorsero studenti che negli atti della dell’Università risulta come molti dei giovani partivano per ascoltare le lezioni dell’illustre tedesco.

      Gonzati Scrive: “I vegetabili e gli animali particolarmente attrassero la sua attenzione, furono segno amoroso e costante ai pensieri, alle osservazioni, ai confronti in cui spese tutta la vita. Ma nella  cerchia della nostra città sentiva che mal avrebbe potuto spegnere la sete di scienza che il divorava; perciò abbandonatala , peregrinò in istranieri paesi, con fatiche, patimenti, pericoli, ai quali era largo compenso la scoperta di un fiore o d’una pianta non conosciuta prima”.

Pubblicato in Medicina | Contrassegnato | Lascia un commento

Presentazione di Un’arma nel cuore di Angelo Jannone – Galatina, 28 marzo 2025

Pubblicato in Avvisi locandine e comunicati stampa | Lascia un commento

X Giornata mondiale della lingua greca – Lecce, 27 marzo 2025

Pubblicato in Avvisi locandine e comunicati stampa | Lascia un commento

Manco p’a capa 247. Ma questi ci stanno prendendo in giro?

di Ferdinando Boero

Mi piace interagire con chi commenta i miei articoli. Trovo stimolanti le opinioni che esprimono disaccordo. Rifugiarsi in una bolla di consenso, interagendo solo con chi la pensa come te, genera frustrazione al momento degli esiti elettorali. Al tempo dei democristiani, non conoscevo nessuno che si dichiarasse tale: e invece erano la maggioranza. Le mie statistiche percettive erano falsate dalla selettività del campione. I commenti mi permettono di ampliare le mie vedute.
Ho conosciuto Beppe Grillo, e ho apprezzato molto la sua pars destruens (un eufemismo per lo slogan: vaffanculo), ma non mi ritrovavo nella pars construens. Parlava di sostenibilità quando non ne parlava nessuno, ma non ne ha mai considerato la componente ecologica, dando l’impressione che ritenesse sufficiente quella tecnologica.

Pubblicato in Manco p’a capa di Ferdinando Boero | Contrassegnato | Lascia un commento

Taccuino di traduzioni 20. Torso arcaico di Apollo (Rainer Maria Rilke)

di Antonio Devicienti

Archaischer Torso Apollos

Wir kannten nicht sein unerhörtes Haupt,
darin die Augenäpfel reiften. Aber
sein Torso glüht noch wie ein Kandelaber,
in dem sein Schauen, nur zurückgeschraubt,

sich hält und glänzt. Sonst könnte nicht der Bug
der Brust dich blenden, und im leisen Drehen
der Lenden könnte nicht ein Lächeln gehen
zu jener Mitte, die die Zeugung trug.

Sonst stünde dieser Stein entstellt und kurz
unter der Schultern durchsichtigem Sturz
und flimmerte nicht so wie Raubtierfelle;

und bräche nicht aus allen seinen Rändern
aus wie ein Stern: denn da ist keine Stelle,
die dich nicht sieht. Du mußt dein Leben ändern.

Torso arcaico di Apollo

Non abbiamo conosciuto la sua inaudita testa

in cui maturavano le pupille. Ma

il torso arde ancora come un candelabro

dove il suo guardare, soltanto avvitato all’indietro,

si trattiene e risplende. Altrimenti la prua

del petto non potrebbe abbagliarti e nel silenzioso girare

dei lombi un sorriso non potrebbe scorrere

verso quel centro dov’era il sesso.

Altrimenti questa pietra starebbe deforme e piccola

sotto il trasparente ricadere delle spalle

e non brillerebbe come la pelliccia di un predatore;

e non irromperebbe da tutti i suoi margini

come una stella: ché qui non c’è alcun luogo

che non ti veda. Tu devi cambiare la tua vita.

Pubblicato in Poesia, Traduzioni di Antonio Devicienti | Contrassegnato | Lascia un commento

Gaetano Minafra, Arte contemporanea 17. Giardino dei sensi


Materiali vari con colori acrilici su legno, cm. 50 x 70, anno 2013.

Pubblicato in Arte, Artisti contemporanei galatinesi | Contrassegnato | Lascia un commento

Meloni e il Manifesto di Ventotene ossia: come (non) si leggono i testi

di Pietro Giannini

A conclusione del suo discorso alla Camera del 19 marzo Giorgia Meloni ha citato le seguenti frasi prese dal Manifesto di Ventotene (per le citazioni facciamo riferimento all’opuscolo pubblicato da Repubblica in allegato al quotidiano qualche giorno prima):

(1) “La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio” (p. 41);

(2) “Nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente” (p. 32);

(3) “Nel momento in cui occorre la massima decisione e audacia, i democratici si sentono smarriti, non avendo dietro di sé uno spontaneo consenso popolare, ma solo un torbido tumultuar di passioni” (p. 33);

(4) “La metodologia democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria” (p. 33);

(5) “Esso (il movimento rivoluzionario) attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto non da una preventiva consacrazione da parte dell’ancora inesistente volontà popolare, ma dalla coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna. Dà in tal modo le prime direttive del nuovo ordine, la prima disciplina sociale alle informi masse. Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato, e intorno ad esso la nuova democrazia” (pp. 46-47).

Pubblicato in Politica | Contrassegnato | Lascia un commento

Io non l’ho interrotta

di Paolo Vincenti

Io non l’ho interrotta. Giornalismo comunicazione politica è il titolo di una rassegna letteraria che da alcuni anni si svolge a Lecce, meritoriamente organizzata dall’Associazione culturale “Diffondiamo Idee di Valore”. Il titolo della manifestazione rimanda ad una frase divenuta ormai iconica perché ci fa immediatamente pensare ad certa comunicazione televisiva, quella delle trasmissioni politiche, basata sul vivace dibattito fra gli ospiti in studio, prevalentemente esponenti politici, che si azzuffano fra di loro come tanti galli da combattimento.

Nei talk show gli ospiti non hanno ormai alcuna credibilità, tutti che si parlano addosso ed ognuno chiede di non essere interrotto mentre continuamente interrompe. Questi saltimbanchi televisivi senza dignità sanno solo scalmanare, darsi sulla voce, sgomitare per essere più visibili. Ma, dico io, c’è un efficace sistema per non essere interrotti: tacere. Se i politici non facessero ridere con le loro comparsate in certi assurdi salotti televisivi, ci sarebbe da piangere. Del resto i moderni guitti, ovvero i padroni di casa delle insulse trasmissioni pollaio, ci tengono ad avere come ospiti soprattutto i più facinorosi perché sanno che con le gazzarre gli ascolti si alzano. E più volgari sono gli attacchi, anche personali, maggiori le soddisfazioni dei cosiddetti anchor men, più diretti e gratuiti gli insulti, tanto più grande lo share, e via così a chi la spara più grossa. In questo indecente spettacolo, la nostrana classe politica si autorappresenta con gli strumenti che ha a disposizione, l’affondo e il turpiloquio, mancando di argomenti più incisivi e profondi.

Pubblicato in Prosa | Contrassegnato | Lascia un commento

L’arte visionaria di Pupi Avati

di Ettore Catalano

Un libro scritto a quattro mani da Francesco Erriquez e Giuseppe Palma affronta l’analisi dettagliata dell’intera cinematografia di Pupi Avati, sulla base anche di una preziosa intervista rilasciata dal Maestro ai due autori nella sua casa romana: così si presenta l’elegante volume Pupi Avati. Tutto il suo cinema dagli esordi a L’orto americano appena uscito nella Historica/ Giubilei Regnani (Roma 2025).  Come nota nella sua Prefazione lo stesso Pupi Avati, ed è notazione di grande rilievo e soddisfazione per i due autori, “sia il mio cinema che la loro scrittura parlano la stessa lingua, ricorrono allo stesso lessico”. Nella Introduzione Erriquez e Palma sfiorano subito il nucleo fondante del loro lavoro, aderendo all’invito del Maestro a proposito del suo recente Dante, alla sua affermazione secondo cui l’amore fra Dante e Beatrice fu totalizzante, perché fu per l’Eternità, come risponde Avati. Il loro lavoro, dunque, si propone di articolare l’arte visionaria del regista mettendo insieme l’acribia, il dettaglio, la profondità anche tecnica dell’analisi con l’emozione di chi guarda con rispetto e partecipazione alla creazione artistica dispiegata dal regista in oltre cinquanta film e in un numero considerevole di sceneggiature. A mio parere, qui si affaccia subito, a proposito di Dante e del bel film di Avati (piaciuto a tanti dantisti e anche a me e invece snobbato dai critici cinematografici), la presenza, forse sotto traccia, delle acutissime riflessioni di Borges sull’opera di Dante e sul rapporto fra Dante e Beatrice in particolare.

Pubblicato in Cinema, Recensioni e segnalazioni | Contrassegnato | Lascia un commento

Il viaggio notturno

di Antonio Prete

Nubi di madreperla trascorrono sulla luna.

L’abbaglio arancio dell’alone

cerchia la nuda viatrice

nell’oceano notturno.

.

Disseccate paludi :  ogni ruga di silicio

un desiderio imploso,

ogni grano di polvere

una pena dell’ uomo.

.

Implacabile fuga che ha nel ritmo

il respiro ansioso dei millenni,

quieto solco che porta sui sentieri

gelati d’infinito

l’aspro passo dei terrestri pensieri.       

Pubblicato in Poesia, Se la pietra fiorisce di Antonio Prete | Contrassegnato | Lascia un commento

La Biblioteca civica “Pietro Siciliani” riapre al pubblico nel 120° anniversario della sua fondazione – Galatina, 23 marzo 2025

Pubblicato in Avvisi locandine e comunicati stampa | Lascia un commento

Il Salento delle leggende. Misteri, prodigi e fantasie nell’antica Terra d’Otranto II

di Antonio Mele ‘Melanton’

Quando muoiono le leggende finiscono i sogni. Quando finiscono i sogni, finisce ogni bellezza.

Poi, arriva il tempo in cui si sente il bisogno di andare via.

Dall’adolescenza in avanti, ogni età è buona per partire, viaggiare, trasferirsi, migrare.

Di solito, il momento arriva improvviso. Cresce prima nascostamente, in silenzio. Senza neanche avvertire presagi pur minimi di quel senso intricato che lievita rapido dentro: diventando di volta in volta, o anche tutto insieme, progetto, avventura, fuga, conquista. O desiderio, ambizione, sperimentazione, necessità, speranza…

Poi, magari, non si va neanche più via. Per resistenze, le più varie e indicibili. O per mutate condizioni e fortuiti impedimenti. Ma nulla sarà più come prima. Il viaggio è comunque iniziato.

Siamo, in definitiva, emigranti (reali o ideali) ad ogni età. Quello che già abbiamo, e conosciamo, e amiamo, non ci è più sufficiente. Avvertiamo forte il bisogno di andare oltre. Esplorare orizzonti diversi. Salvo poi a rientrare nel nostro caldo e sicuro luogo abituale, e qui fermarci come in un grembo materno. Amando finalmente il nostro luogo come il più bello possibile. Conoscendolo meglio. Forse scoprendolo a tutto tondo. O riscoprendolo nei suoi misteri e prodigi segreti.

Perfino Ulisse è ritornato a Itaca.

Così, per una volta, in segno d’amore, e col permesso dei Lettori, ho preparato questa puntata monografica di storie vere e leggendarie dedicate esclusivamente alla mia città, Galatina, dalla quale forse sono partito più volte senza davvero partire mai.

Pubblicato in Culture, credenze e popoli, Noterellando... Costume e malcostume di Antonio Mele / Melanton | Contrassegnato | Lascia un commento

Presentazione di Il tarantismo e il culto di Dioniso – Lecce, 24 marzo 2025

Pubblicato in Avvisi locandine e comunicati stampa | Lascia un commento

Ucraina: parliamo di pace!

di Gianluca Virgilio

A che serve lo studio della storia se non a farci vedere chiaro nel presente? Certo, come voleva Francesco Guicciardini, le vicende degli uomini non si ripetono mai allo stesso modo; ma è altrettanto certo, come voleva Niccolò Machiavelli, che la storia deve pur insegnare qualcosa, altrimenti, perché studiarla? Penso alle vicende dell’Ucraina, ai tre anni di guerra appena trascorsi e a quanto sta accadendo in questi giorni di marzo, e mi dico che è proprio vero quel detto, secondo il quale il lupo perde il pelo ma non il vizio. Le oligarchie europee, che dominano la scena politica e prendono le decisioni, premono per la guerra contro la Russia. Non è la prima volta che progettano di attaccare la Russia. Ci ha provato Napoleone, ci hanno provato le potenze occidentali al fianco dei bianchi contro i rossi dopo la Rivoluzione d’Ottobre e ci ha provato Hitler durante la seconda guerra mondiale. Risultato: ogni volta una disfatta per gli europei. Anche questa volta, dopo tre anni di guerra della NATO in Ucraina, gli europei (e gli americani) sono stati sconfitti dalla Russia, e dunque la loro attuale politica di riarmo ha tutto il sapore di un estremo tentativo di cercare la rivincita sul campo di battaglia. Questo sentimento di forte amarezza delle nostre oligarchie democratiche sarebbe comprensibile in condizioni normali, cioè se non fosse rivolto contro uno stato, la Federazione russa, che dispone di uno dei più grandi arsenali atomici del mondo; il che rende quel sentimento irragionevole e rivela una volta di più la boria del suprematismo europeo, di cui abbiamo avuto recentemente due esempi luminosissimi negli interventi dei due Roberti, Vecchioni e Benigni, massimi esempi di intellettualità italiana che ha smarrito del tutto il senso della realtà e va blaterando su un primato che non abbiamo mai avuto. Forse dovremmo fare tutti noi europei, ognuno secondo la propria irrinunciabile nazionalità, un passo indietro, una piccola e significativa professione di umiltà, e riconoscere che il mondo è grande, molto più grande di noi; e che se dunque noi ci disponiamo verso di esso nell’atteggiamento dei predatori, presto ne diventeremo delle prede, e della nostra cultura non rimarrà traccia. Parlare di pace, oggi, significa, abbandonare del tutto ogni indotto sentimento russofobico e riallacciare le relazioni diplomatiche con la Federazione russa, proprio come stanno facendo le oligarchie statunitensi dirette da Trump; il quale ha semplicemente capito che una guerra contro la Russia non può essere vinta – a meno che non si vuol mettere in conto la fine dell’umanità – e che dunque è meglio farci degli affari piuttosto che perdere soldi nella guerra. Ora mi chiedo: come mai le oligarchie europee non riescono a capire una verità così lapalissiana e a farsene una ragione?

Pubblicato in Geopolitica | Contrassegnato | Lascia un commento

I resti di Babele 22. Barocco, la pietra parlante nei libri di Cazzato e Manno

di Antonio Errico

Quando qualche giorno fa alcuni amici che vorrebbero venire in Puglia per l’estate mi hanno chiesto quale libro consultare sul barocco, non ho avuto nessun bisogno di pensarci nemmeno un secondo e ho risposto così: Puglia barocca di Mario Cazzato, edito da Capone, dodici anni fa. Un testo scientifico e divulgativo, allo stesso tempo, che analizza le opere e presenta gli autori che hanno fatto dono alla Puglia dello splendore di San Matteo a Lecce, per esempio, o delle Carmelitane Scalze o di Santa Croce, Santa Chiara, che hanno trasformato la pietra in una esperienza dell’anima e dell’arte. In questo libro Cazzato dimostra come per comprendere il barocco pugliese si debba necessariamente assumere una prospettiva interdisciplinare che contemperi letteratura, storia, arte, architettura, religione. Visione dell’esistere e del mondo. Perché il barocco è una visione del mondo e dell’essere al mondo; è una maniera di rappresentare quella visione, è una interpretazione del tempo, dello spazio, della luce, è una combinazione dei concetti di realtà e di finzione. Il barocco è un sentimento confuso e una lucida ragione. E’ una volontà di collocare l’universo in categorie e al tempo stesso di sottrarlo alle categorie. E’ vertigine, vitalità, esuberanza, fantasmagoria, azzardo dell’immaginazione che si muove tra la terra e il cielo, tra una consapevolezza di finitudine e un’ansia d’infinito; è un’identità scolpita nella pietra, strabilio di forme e desiderio di eternità.   Il barocco di Puglia è un linguaggio che si stringe in quella frase incisa sul campanile del Duomo di Lecce che dice: “quae lapis loquor, accipe, ni lapis es”. Se non sei pietra accetta ciò che io pietra ti dico. Ha perfettamente ragione Mario Cazzato che è da Lecce che si deve partire “per ricostruire l’evoluzione di un nuovo linguaggio che ebbe la forza, tra l’altro, di trasformare per la prima volta dal Medioevo il volto delle città”. Già.

Pubblicato in I resti di Babele di Antonio Errico, Recensioni e segnalazioni | Contrassegnato | Lascia un commento

In memoria di Francesco De Paola

di Paolo Vincenti

Recentemente pubblicato, Confini che dividono Frontiere che uniscono. In memoria di Francesco De Paola nel primo anniversario della morte (Castiglione, Giorgiani Editore, 2024), è dedicato allo studioso taurisanese Francesco De Paola ad un anno dalla scomparsa. Promosso dalla Società di Storia Patria di Lecce, dal Circolo Tennis Verardi e dall’Associazione Culturale Francesco De Paola, il corposo volume rende omaggio ad uno studioso serissimo, compianto, alla sua dipartita, dalla comunità degli studiosi salentini e non solo. Nel volume, curato da Mario Spedicato e Giuseppe Caramuscio, vengono ulteriormente approfondite alcune tematiche esplorate da De Paola nella sua carriera di appassionato ricercatore storico. Quasi tutti i contributi presenti infatti seguono le tracce dei suoi studi, aprendo anche nuove piste di ricerca. Nel libro, dopo la Presentazione di Spedicato e Caramuscio, troviamo la prima sezione, intitolata Il ricordo degli amici, in cui compaiono le testimonianze di Luigi Guidano, In memoriam, Ivano Colona, Un animatore della Cultura, Paolo Vincenti, Un gentleman salentino, Donato Minonni, Un amico di vecchia data, Cristina Martinelli, Per un debito culturale, Pino Spagnolo, L’ultimo incontro.

Pubblicato in Recensioni e segnalazioni | Contrassegnato | Lascia un commento

La contrastata cointitolazione di un altare a S. Giuseppe da Copertino nella Basilica di Sant’Antonio a Padova

di Rocco Orlando

     L’anno 1580 Carlo Borromeo arrivò da Venezia a Padova il sabato precedente la Domenica della Quinquagesima alloggiato nel Palazzo Vescovile  da Federigo Cornaro (1531-1590). Nel 1584 Carlo Borromeo morì e fu canonizzato nel 1610, trent’anni da quando fu a Padova.

     Sartori scrive: “Nel 1612 devoti e devote di s. Carlo Borromeo avevano fatto un quadro della sua effige e chiedevano di collocarlo ‘per nostra devotione particulare che habbiamo a questo Santo, et anco  per aggumentar maggiormente detta devotione a detto Santo et alla loro chiesa’, di concedere di poter erigere un altare” e indicavano ‘quel luocho, qual è dirimpeto al Altare della Natione Polaca per poter con ornamento simile al detto altare dei  Signori Polachi  ornare (oggi occupato da S. Massimiliano Kolbe) o altro luocho, quel più piacerà’; e il 19 dicembre il Comune permette l’erezione dell’altare di S. Carlo Borromeo nella Basilica del Santo”.

Pubblicato in Storia | Contrassegnato | Lascia un commento

Presentazione di Maria Felicita Cordella, Stupore di incredibili aurore – Copertino, 22 marzo 2025

Pubblicato in Avvisi locandine e comunicati stampa | Lascia un commento

Gaetano Minafra, Arte contemporanea 16. Ciò che rimane

Terra, detriti e fango lavorati con colori acrilici su legno, cm. 40 x 30, anno 2022.
Pubblicato in Arte, Artisti contemporanei galatinesi | Contrassegnato | Lascia un commento

Nuovo Zibaldone Salentino III

Tipografia Mariano. Arco Andriani, prima porta a sinistra per che vi entra da Via Lillo: Tipografia Mariano, anni Settanta, a Galatina: questa la meta del ragazzino di dodici anni, che veloce sulla sua bicicletta rossa portava con sé il plico da consegnare al tipografo. Era l’articolo in bozze di mio padre appena corretto per il prossimo numero del “Corriere” di Galatina, diretto da Carlo Caggia. Entravo nella tipografia dove si aggiravano operai con una matita dietro l’orecchio e gli occhiali sulla fronte, adorni di una pettorina rigida unta di nero di seppia, intorno a un grande tavolo sopra il quale erano disposti in bell’ordine quadrati in legno contenenti i caratteri in ferro, ogni carattere una lettera dell’alfabeto, che il proto abilissimo sostituiva nell’atto della correzione, con un occhio ai piccolissimi ferri ed uno alle bozze cartacee; poi vi passava un rullo pieno d’inchiostro, prima di sottoporre al torchio il quadrato: ogni quadrato una pagina del giornale, che miracolosamente fuoriusciva dalla rotativa al girare manuale d’una grande ruota metallica. E allora il tipografo – gli occhiali calati sul naso – prendeva in mano il foglio un po’ molle per l’inchiostro ancora umido, lo stendeva davanti a sé per contemplare l’opera e, sì, si dichiarava soddisfatto! “Ringrazia papà”, mi diceva, sorridendomi, ed io me ne partivo sulla mia bicicletta rossa contento di aver assolto alla delicata missione, già allora tradotta in un’esperienza estetica che non avrei dimenticato.  

Pubblicato in Nuovo Zibaldone Salentino di Gianluca Virgilio | Contrassegnato | 1 commento