di Nello De Pascalis
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Ti condurrei ove palpo
l’umana finitudine
e tutto vibra;
là, teso mi perdo
e non v’è picco, né specola,
per mirare l’universo
che miro.
O, misteri dell’abisso,
e tu, mente, che rimani desta!
Scorrono equità represse,
indifferenze, questa vita.
Ebbene, ti condurrei sul mare
ove m’appare il tuo volto
nel frangersi dell’onda
e poi vanisce.