di Gianluca Virgilio

A che serve lo studio della storia se non a farci vedere chiaro nel presente? Certo, come voleva Francesco Guicciardini, le vicende degli uomini non si ripetono mai allo stesso modo; ma è altrettanto certo, come voleva Niccolò Machiavelli, che la storia deve pur insegnare qualcosa, altrimenti, perché studiarla? Penso alle vicende dell’Ucraina, ai tre anni di guerra appena trascorsi e a quanto sta accadendo in questi giorni di marzo, e mi dico che è proprio vero quel detto, secondo il quale il lupo perde il pelo ma non il vizio. Le oligarchie europee, che dominano la scena politica e prendono le decisioni, premono per la guerra contro la Russia. Non è la prima volta che progettano di attaccare la Russia. Ci ha provato Napoleone, ci hanno provato le potenze occidentali al fianco dei bianchi contro i rossi dopo la Rivoluzione d’Ottobre e ci ha provato Hitler durante la seconda guerra mondiale. Risultato: ogni volta una disfatta per gli europei. Anche questa volta, dopo tre anni di guerra della NATO in Ucraina, gli europei (e gli americani) sono stati sconfitti dalla Russia, e dunque la loro attuale politica di riarmo ha tutto il sapore di un estremo tentativo di cercare la rivincita sul campo di battaglia. Questo sentimento di forte amarezza delle nostre oligarchie democratiche sarebbe comprensibile in condizioni normali, cioè se non fosse rivolto contro uno stato, la Federazione russa, che dispone di uno dei più grandi arsenali atomici del mondo; il che rende quel sentimento irragionevole e rivela una volta di più la boria del suprematismo europeo, di cui abbiamo avuto recentemente due esempi luminosissimi negli interventi dei due Roberti, Vecchioni e Benigni, massimi esempi di intellettualità italiana che ha smarrito del tutto il senso della realtà e va blaterando su un primato che non abbiamo mai avuto. Forse dovremmo fare tutti noi europei, ognuno secondo la propria irrinunciabile nazionalità, un passo indietro, una piccola e significativa professione di umiltà, e riconoscere che il mondo è grande, molto più grande di noi; e che se dunque noi ci disponiamo verso di esso nell’atteggiamento dei predatori, presto ne diventeremo delle prede, e della nostra cultura non rimarrà traccia. Parlare di pace, oggi, significa, abbandonare del tutto ogni indotto sentimento russofobico e riallacciare le relazioni diplomatiche con la Federazione russa, proprio come stanno facendo le oligarchie statunitensi dirette da Trump; il quale ha semplicemente capito che una guerra contro la Russia non può essere vinta – a meno che non si vuol mettere in conto la fine dell’umanità – e che dunque è meglio farci degli affari piuttosto che perdere soldi nella guerra. Ora mi chiedo: come mai le oligarchie europee non riescono a capire una verità così lapalissiana e a farsene una ragione?