di Antonio Lucio Giannone
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Mi fa piacere essere qui stasera per ricordare Gigi Scorrano in occasione della presentazione del suo libro postumo dal titolo Lettere salentine. Poeti e narratori del Novecento, a cura di Antonio Montefusco e Antonio Resta (Pisa, ETS, 2024). Il libro è la realizzazione di un progetto dello stesso autore che a causa della sua malattia non poté essere portato a termine quando egli era in vita e che ha visto la luce ora, a poco più di un anno dalla sua scomparsa, grazie all’interessamento affettuoso della moglie Elena e alla cura di alcuni amici come Antonio Montefusco e Antonio Resta. Esso raccoglie saggi e articoli su dodici autori salentini del Novecento di varie generazioni e di vario livello. Si va dai più anziani come Michele Saponaro, nato nel 1885, Girolamo Comi (1890), Pantaleo Ingusci (1903) e Raffaele Carrieri (1905) ad altri più giovani, come Vittorio Bodini, Vittore Fiore, Giovanni Bernardini e poi ancora Ercole Ugo D’Andrea, Lucio Romano, Salvatore Toma, Antonio Verri, fino ad Antonio Errico che è l’unico vivente. Alla fine c’è un saggio sul Salento visto da scrittori che l’hanno visitato e l’hanno descritto. I saggi compresi nel libro sono stati pubblicati, per occasioni diverse, nell’arco di oltre trent’anni, dal 1980 il più vecchio (su Comi) al 2011 (quello su Saponaro), su riviste, in volumi miscellanei o come prefazioni (ma un paio sono inediti perché sono stati soltanto letti). È un filone di studi che Gigi Scorrano ha seguito parallelamente ad altri: Dante e, soprattutto, il dantismo novecentesco, Ariosto, D’Annunzio, autori novecenteschi come Viola e Bevilacqua (tanto per citare i più noti, quelli che più caratterizzano la sua figura di critico letterario).
Il libro si inserisce in una tradizione di studi coltivati da vari decenni nell’Ateneo salentino da maestri come Mario Marti, Aldo Vallone, col quale collaborò Gigi, Donato Valli e dai loro allievi. In particolare, Valli ha studiato il Novecento letterario salentino e tanti poeti e narratori della nostra terra. Una tradizione illustre che ha cercato di valorizzare autori e opere letterarie non con spirito campanilistico ma con metodo scientifico mettendoli sempre in rapporto con le vicende della letteratura italiana secondo una concezione policentrica della storia letteraria. Ecco, anche Gigi Scorrano segue questo criterio nei suoi lavori nei quali non c’è un’esaltazione acritica di questi scrittori ma uno studio rigoroso basato soprattutto sulla lettura ravvicinata, sensibile delle opere. E anche qui si rivelano le sue doti di critico che ho già messo in rilievo in un Ricordo che scrissi dopo la sua scomparsa: “il garbo nel leggere le opere, alle quali si accosta senza pregiudizi o forzature ideologiche, la finezza interpretativa, il senso della misura, la sensibilità e la vicinanza ai testi, l’eleganza e la chiarezza della scrittura”.