di Rocco Orlando

Riassunto. In questo studio si tracciano i profili di quegli abitanti dell’estremo Salento che, a partire dell’attentato a Mussolini del 1926 e fino alla vigilia della caduta del Fascismo, furono confinati nelle colonie di lavoro delle piccole isole o in piccoli centri sperduti dell’Italia meridionale, in quanto ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica.
Abstract. This study traces the profiles of those inhabitants of the extreme Salento who, starting from the attack on Mussolini in 1926 and up until the eve of the fall of Fascism, were confined to the work camps on the small islands or in small remote centers of the southern Italy, as they are considered dangerous for public safety.
Introduzione
In seguito al fallito attentato a Mussolini per opera del quindicenne Anteo Zamboni, avvenuto a Bologna il 31 ottobre 1926, nell’Italia fascista fu approvato il nuovo Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza con il Regio Decreto n. 1848 del 6 novembre del medesimo anno. Tali leggi, che inasprivano quelle precedenti1, prevedevano per tutti coloro che erano ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica, il confino di polizia, ossia l’arresto e l’allontanamento coatto, da 1 a 5 anni, dalla propria abituale residenza. Per i soggetti ritenuti più pericolosi i luoghi di destinazione erano le colonie di lavoro delle piccole isole, mentre tutti gli altri venivano destinati nei paesi sperduti del Centro-Sud, in particolare della Basilicata e della Calabria.
La memoria non deve mai affievolirsi.
Grazie per questa pubblicazione.