La scienza e la poesia strumenti di libertà

Ricordava quell’articolo per dire che quei versi si possono applicare a qualsiasi situazione della vita e a qualsiasi storia; l’altro replicava che erano nient’altro che parole che non avevano apportato mai alcun progresso a nessuna situazione e a nessuna storia.

Sicché sono già cinque settimane che i due non si rivolgono parola, nonostante nel corso del tesissimo confronto un terzo amico abbia cercato disperatamente quella mediazione di cui si diceva tentando di proporre la pari dignità e utilità delle due invenzioni: quella delle quattro ruote  che fanno andare una valigia e quella delle quattro parole che si trasformano in poesia. Niente da fare. Uno diceva, fra l’altro, che il trolley viene dopo. Benché la ruota l’avessero inventata già da qualche anno; benché da qualche anno avessero inventato le biciclette, le automobili, il mosquito, le lambrette, il traino, il triciclo, benché avessero già inventato gli aerei che per decollare e per atterrare hanno bisogno delle ruote, per metterle sotto ad una valigetta hanno aspettato l’anno 1987, giorno più, giorno meno.

La replica ovviamente era scontata e riguardava la circostanza che   la notte dolce, chiara e senza vento esisteva dalla notte dei tempi e la luna pure, che le parole esistevano non proprio dallo stesso periodo ma comunque da un bel pezzo, ma per metterle in quell’ordine avevano aspettato  che giungesse l’anno 1820, sempre minuto più, minuto meno.

A un certo punto, il terzo amico, quello che tentava mediazioni, ricordò ai due contendenti, quello che una volta disse Leonardo Sinisgalli: poeta, laureato in ingegneria elettronica e industriale, esperto di architettura, grafica, pubblicità, design: dunque in possesso di conoscenze diverse, diverse modalità di comunicazione.

Disse Sinisgalli: “La Scienza e la Tecnica ci offrono ogni giorno nuovi ideogrammi, nuovi simboli, ai quali non possiamo rimanere estranei o indifferenti, senza il rischio di una mummificazione o di una fossilizzazione totale della nostra coscienza e della nostra vita. (…) Scienza e Poesia non possono camminare su strade divergenti. I poeti non devono avere sospetti di contaminazione. Lucrezio, Dante e Goethe attinsero abbondantemente alla cultura scientifica e filosofica dei loro tempi senza intorbidare la loro vena. Piero della Francesca, Leonardo e Durer, Cardano e Della Porta e Galilei hanno beneficiato di una simbiosi fruttuosissima tra la logica e la fantasia”. 

Ecco, dunque. Quello che i due amici dovrebbero capire per tornare a rivolgersi il saluto, è che scienza, tecnica e poesia non possono camminare su strade divergenti. Le motivazioni sono molte, moltissime. Ma fra le molte, moltissime motivazioni, ce n’è una che forse diventa imparagonabile con qualsiasi altra, che  viene prima, che è più importante, che ha più valore, probabilmente anche più senso perché contempera e sintetizza  ogni altro senso, che più di ogni altra rappresenta un uomo, una comunità, una civiltà.

È  la più semplice delle motivazioni, e la più preziosa; è questa: la scienza e la tecnica sono espressioni e strumenti di libertà; la poesia è espressione e strumento di libertà.

Non c’è una libertà che sia più importante di un’altra libertà. Ogni libertà è essenziale, in assoluto.

[“Nuovo Quotidiano di Puglia”, Domenica 24 ottobre 2021]

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