di Valeria Caputo
“Io amo l’ombra come amo la luce. Perché esistano la bellezza del volto, la chiarezza del discorso, la bontà e la fermezza del carattere, l’ombra è necessaria, quanto la luce. Esse non sono avversarie: anzi, si tengono amorevolmente per mano”.
F. Nietzsche, Il viandante e la sua ombra, 1879.
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In Umano, troppo umano, pubblicato nel 1879, F. Nietzsche introduce la figura del viandante che cammina nella notte, emblema dell’uomo libero, dello spirito nomade che si avventura nel mondo, tra le illusioni della verità e una realtà ricca di imperfezioni e fallaci speranze, dialogando con la sua ombra, compagna fedele e testarda del suo viaggio di conoscenza.
Nell’attuale contesto sociale, ipercinetico e tendente al perfezionismo oltremisura, l’ombra, l’errore e l’inciampo devono essere letti non come limiti invalicabili per il progresso e per la realizzazione di sé, bensì come viatico privilegiato, corsia preferenziale per una conoscenza delle cose e del mondo, nella loro realtà più vera, un invito a rallentare per gustare il panorama della vita.