di Ferdinando Boero

[Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo un estratto del libro di Ferdinandso Boero, Le piume di Darwin. Perché la vita non si lascia ridurre a una formula, Laterza, 2026]
Ne L’Origine delle Specie Darwin spiega la differenza tra fisica e biologia con la metafora delle piume che dà il titolo a questo libro. Eccola qui: “Gettate in aria una manciata di piume, e tutte dovranno cadere al suolo secondo leggi definite. Ma come è semplice questo problema se confrontato con l’azione e la reazione delle innumerevoli piante ed animali che hanno determinato, nel corso dei secoli, i numeri proporzionali e i tipi di alberi che ora crescono su quelle vecchie rovine indiane!” Con questa metafora Darwin voleva farci capire non solo la differenza tra caduta di un corpo e crescita di una foresta, ma che le scienze della vita devono misurarsi con cause multiple, tempi lunghi, interazioni complesse — non con condizioni ideali e predizioni certe.
Le leggi definite sono quelle della fisica, Darwin si riferisce a Galileo e Newton. Le loro leggi sono predittive. La gravitazione universale prevede che la terra, di massa superiore rispetto alle piume, le attiri verso di sé, facendole cadere al suolo. L’intuizione di Newton, dovuta alla mela che gli cade in testa, attirata dalla terra, formalizza l’esperimento di Galileo, con i gravi che cadono dalla torre di Pisa. Darwin riconosce la validità di questa branca della conoscenza, ovviamente. Ma continua con “ma come è semplice questo problema” e lo confronta con lo sviluppo di una foresta, un fenomeno biologico-ecologico. Il numero di azioni e reazioni che portano alla foresta che Darwin sta ammirando dalle antiche rovine di un tempio pre-colombiano gli suggerisce un’intuizione paragonabile a quella della mela di Newton e gli suggerisce la genesi di una foresta, attraverso innumerevoli fenomeni che avvengono nel corso dei secoli.























































































